La paleopatologia viene definita come lo studio e l'applicazione di metodi e tecniche per lo studio delle malattie antiche attraverso l'analisi dei resti ossei e dei resti di parti molli [1]. Nonostante che la paleopatologia sia una disciplina relativamente giovane (il termine "paleopatologia" fu coniato da R. W. Shuefeld nel 1893) derivando dalla nuova anatomia patologica di stampo virchowiano, questa ha subito recentemente un rapido e impressionante miglioramento metodologico garazie all'introduzione, ad esempio, della TC ad alta definizione, delle tecniche di studio del DNA antico e delle tecniche di imaging anatomopatologico. Gli scopi di questa disciplina sono sostanzialmente tre: ricerca di base, studi individuali e studi popolazionistici a cui si è recentemente aggiunta una sottospecialità ovvero la patografia che studia le tracce delle malattie antiche nelle fonti letterarie e artistiche del passato.
Tibia arcuataNonostante che la paleopatologia possa rappresentare, oltre che una metodologia utile per contribuire a chiarire i processi storici, una fonte interessante per lo studio delle malattie del presente e quindi uno strumento utile alla pratica medica, soffre ancora di problemi metodologici (scarse linee guida e standardizzazione, approcci metodologici diversi ecc.) che la differenziano notevolmente dall'attuale metodologia clinico-diagnostica. D'altronde i reali casi paleopatologici, specie se rilevati su resti scheletrici, sono relativamente poco frequenti per cui appare indispensabile condurre studi multicentrici con standard condivisi [2]. Inoltre non è difficile rilevare quanto, dal punto di vista diagnostico differenziale, certe malattie antiche si differenzino da quelle attuali sia come presentazione sia come epidemiologia[3; 4], il che suggerisce come sia indispensabile costruire archivi condivisi dove poter confrontare i nuovi casi di interesse paleopatologico con la casistica antica e non solo con quella contemporanea. Il progetto PaleoPACS che questa Unità di Ricerca sta sviluppando potrebbe rappresentare un utile strumento di knowledge sharing anche in campo paleopatologico, permettendo di riunire e distribuire casi, immagini e risultati da condividere, con opportune politiche di accesso, agli studiosi.


Reference List

  1. Fornaciari G., Giuffra V. (2009) Lezioni di paleopatologia. ECIG: Genova.
  2. Rühli, F. J., Galassi, F. M., Haeusler, M. (2016) Palaeopathology: Current challenges and medical impact.
  3. Klepinger L. L. (1983) Differential diagnosis in paleopathology and the concept of disease evolution.
  4. Grauer L. (ed.) (2012) A companion of paleopathology. Wiley: Chichester.