L'evoluzione tecnologica della radiologia degli ultimi decenni (assieme al miglioramento degli scanner di superficie) ha comportato lo sviluppo di sistemi di analisi delle forme e delle strutture in senso tridimensionale. La possibilità di acquisire un volume corporeo e non più la sua rappresentazione su un piano (come avviene ancora nel radiogramma standard) ha aperto nuove vie nell'analisi morfologica e morfometrica delle strutture biologiche, con un'ampia ricaduta sulla diagnostica clinica e sulla cosiddetta "medicina assistita dal computer". Il trasformare una struttura corporea reale nella sua fedele rappresentazione tridimensionale non ha soltanto il vantaggio di avere a disposizione un calco da poter manipolare "virtualmente" ma anche una struttura digitale (e quindi numerica) da poter analizzare e quindi misurare attraverso modelli matematici.
La morfometria del corpo umano o delle strutture biologiche in generale ha una lunga storia: dalla fisiognomica medioevo-rinascimentale all'antropologia fisica "classica" passando attraverso l'antropologia criminale di Lombroso (ma anche di Leone Testut o di Mantegazza) il corpo umano è stato misurato e classificato, sottoposto ad analisi statistiche raffinate o comparato al corpo di animali filogeneticamente affini o lontani. Anche i componenti costitutivi del corpo hanno suscitato lo stesso interesse e subito lo stesso trattamento ed in special modo le ossa, che sono l'eredità che il corpo fisico lascia ai posteri e che possono contenere notizie importanti sulla loro storia e sulle vicende di quell'essere quando era ancora in vita. Più recentemente la morfometria ha iniziato a svolgere un ruolo nella diagnostica medica sia nel senso di misure semplici di strutture che di più complesse analisi delle forme. Il limite teorico della morfometria tradizionale (quella dell'antropologia fisica "classica") è che usa generalmente misure monodimensionali non correlate per descrivere un oggetto tridimensionale irregolare. Se posso infatti descrivere un cilindro attraverso il raggio e l'altezza (perché tutti i cilindri sono simili) questo non sarà possibile con un solido irregolare: al massimo lo potrò riportare ad una forma regolare ottenendo un risultato approssimato. In poche parole posso approssimare la volta cranica ad una calotta di ellissoide, o la testa femorale ad una sfera o la diafisi omerale ad un cilindro, ma i risultati che otterrò saranno gravati da una incertezza della misura variabile da caso a caso ma che possono influire pesantemente sulla loro significatività.
La morfometria tridimensionale, ovvero basata su formule e modelli in grado di descrivere matematicamente con precisione un oggetto a tre dimensioni, è una disciplina che ha avuto un impulso nuovo negli ultimi tempi ma che è gravata da una serie di gravi difficoltà dovta alla grande quantità di parametri e di dati da analizzare oltreché dalla difficoltà di sviluppo di modelli teorici. Lo sviluppo di calcolatori sempre più potenti (ed economici) ha in parte ovviato a questi problemi, che peraltro restano e devono essere risolti specialmente per quanto riguarda le forme biologiche che sono ovviamente molto complesse e mutevoli. Dopo l'avvento della TC ad alta definizione e della Risonanza Magnetica, che potevano fornire facilmente la vesione digitale tridimensionale di una struttura, sono stati sviluppati molti strumenti per la cosiddetta diagnosi assistita (CAD) con lo scopo di velocizzare una fase di screening o di quantificare l'evoluzione di un processo patologico.
A livello paleoradiologico lo sviluppo di strumenti "intelligenti" di tipo morfometrico potrebbe avere interessanti prospettive sia dal punto di vista dell'antropologia fisica (o forense) ma anche come ausilio in situazioni molto complesse (la TC di un cinerario antico, ad esempio). Inoltre i modelli realizzati in ambito paleoradiologico potrebbero avere una ricaduta sullo sviluppo di strumenti simili di utilizzo nella pratica clinica.